Adam che dice con gli occhi – La forza di uno sguardo 

Mar, 27/06/2017  

Adam è un ragazzino di 11 anni. Ha una grave forma di paralisi celebrale che gli rende impossibile controllare qualunque movimento, compreso l’uso della parola. A chi lo conosce appare fin da subito un ragazzo intelligente; lo dimostra con il suo sorriso e con i suoi occhi così intensi… occhi che esprimono tutto, che parlano.

Ma Adam riesce veramente, con il solo sguardo,  a dire tutto quello che ha dentro di sé…?

 

La tecnologia ci aiuta in questo caso a restituire concretezza ad un luogo comune: con gli occhi oggi si può veramente parlare.

Ci riferiamo agli ausili con puntamento oculare (eye tracking). Si tratta di una tecnologia molto sofisticata composta da un emettitore di luce infrarossa che illumina l’occhio e definisce il contorno della pupilla, creando un riflesso luminoso che viene catturato da una telecamera ad altissima risoluzione. Questi dati vengono elaborati da un apposito software che calcola la posizione degli occhi sullo schermo del computer permettendone il controllo con il solo sguardo.

Sono strumenti, questi, che negli ultimi anni hanno riscontrato un buon successo con gli adulti (soprattutto con persone affette da SLA) ma con i bambini l’utilizzo è ancora poco diffuso. Tuttavia, la recente evoluzione tecnica, che ne ha migliorato precisione ed accuratezza, fa sperare nella possibilità di un sempre maggiore utilizzo, in particolare nel campo della Comunicazione Aumentativa Alternativa.

 

Adam è arrivato in Italia da poco più di un anno dall’Egitto, dove non ha mai frequentato la scuola. Da pochi mesi è stato inserito in una scuola primaria dove ha incontrato delle bravissime insegnanti che hanno introdotto un libro di comunicazione costituito da simboli organizzati per categorie che Adam seleziona con lo sguardo. Tuttavia, malgrado le sue possibilità comunicative siano notevolmente migliorate, il vocabolario a disposizione è insufficiente per tutto quello che Adam vuole dire o raccontare. Guarda in continuazione l’immagine che significa “manca simbolo”.

Quando viene al Centro Benedetta D’Intino per una consulenza, subito si pensa di utilizzare con lui un ausilio con puntamento oculare. Ed i risultati non si fanno attendere! Adam comprende immediatamente il funzionamento e le potenzialità di questo strumento: esplora, gioca, e non vorrebbe più smettere. Ce lo dice chiaramente con la sua tabella di comunicazione, grazie alla quale esprime anche commenti e giudizi e con la quale chiede spiegazioni.

Il progetto ora prevede l’apprendimento della scrittura, competenza fondamentale per permettere ad Adam, attraverso il controllo oculare di una tastiera su video, di comporre frasi che possono venire trasformate in voce e quindi usate in modo autonomo ed efficace.

 

Purtroppo, però, non tutti i bambini riescono, come Adam, a comprendere con facilità l’uso dell’eye tracking. Spesso le gravi disabilità motorie, in particolate quando associate a condizioni genetiche, si accompagnano a problemi cognitivi che rendono difficile comprendere che una determinata azione  produce un determinato effetto.

Per questo, grazie ad un finanziamento della Fondazione Allianz UMANA MENTE, il Centro ha avviato una sperimentazione della tecnologia finalizzata all’acquisizione da parte dei bambini di una competenza operativa, incluso il prestito a casa degli ausili per uno specifico training.

 

Imparare ad usare al meglio lo strumento, insieme alla definizione delle finalità e degli ambiti di utilizzo, sono gli obiettivi principali da non perdere di vista per permettere una sempre maggiore consapevolezza e diffusione degli ausili con puntamento oculare. Poter disporre di dati attendibili contribuirà a rendere più chiare ed agevoli le prescrizioni anche in età evolutiva, concedendo a tutti i ragazzi una sempre maggiore libertà comunicativa.