Serena D'Intino: in India con Lapierre alla "Scoperta della Gioia" 

Un viaggio in India con Dominique Lapierre. Un’esperienza che le ha cambiato la vita. E i suoi appunti su un diario che sono diventati la fotografia di quelle emozioni. Ha 24 anni Serena D’Intino e ha già una storia da raccontare. Una storia che è stata un viaggio interiore e che adesso ognuno di noi può rifare, leggendo “La scoperta della gioia” EMI Editore, il suo primo libro. 

Cosa si prova a sfogliare il tuo primo libro?

Devo dire che è stata una forte emozione. Fin da piccola tengo un quadernetto nella borsa, ci annoto di tutto: notizie strane, titoli di giornale che mi hanno colpito, pensieri, emozioni, esperienze; Quando faccio un viaggio cerco di imprimere nella carta ogni sensazione che provo. La cosa che più mi ha colpito nel vedere pubblicata la mia esperienza è stato sentire l’odore delle pagine del libro, non c’era più quella puzza di inchiostro di penna come nei miei diari, ma il profumo della carta stampata! Solo allora mi sono resa conto che davanti a me avevo un vero e proprio libro, il mio…un’ emozione grandissima.

Un viaggio in India e la sensazione, come scrivi nel libro, “che qualcuno ti stesse strizzando il cuore”. Qual è l’India che arriva agli occhi quando a farti da guida è un ‘gigante’ come Lapierre?

Dominique conosce l’India come le sue tasche per lui è quasi come una sua seconda casa.Grazie a lui abbiamo visto la Calcutta vera, non quella dei turisti, ma quella vissuta di un grandissimo uomo che ci ha vissuto, e con la quale ha condiviso un pezzo della sua vita.Ci ha descritto la città, le sue usanze, i suoi colori.Abbiamo assaporato l’ospitalità indiana, la voglia di studiare dei bambini negli Slum, la forza di volontà degli uomini riscio’, che da mattina a sera per qualche rupia viaggiano avanti e indietro per le strade per portare qualche spicciolo alla sua famiglia, e che magari non basta neanche per due pugnetti di riso, il sacro Gange e la spiritualità indiana e , che nonostante la povertà in cui versa il paese, è sempre grande e presente. Ci ha fatto capire che nella vita niente è dovuto, e quando si riceve qualcosa dal cielo, dal lavoro al cibo ai vestiti, bisogna ringraziare Dio.

Insieme a voi, invisibile ma presente, Madre Teresa di Calcutta…

Le missionarie della carità fanno un lavoro eccezionale tra i poveri dei più poveri. Avvolte nei loro Sari bianchi bordati di blu, stanno vicino a chi soffre portandogli conforto e speranza. Madre Teresa con il suo amore, prendendosi cura dei “dimenticati”, ha cambiato la vita di Dominique, e di molti altri.Quello che colpisce di più è l’amore gratuito con cui tutti i giorni queste suorine, si prendono cura degli ammalati, dei sofferenti e dei lebbrosi.Madre Teresa dice che non c’è bisogno di andare fino in India per prendersi cura di queste persone, in Occidente c’è un male peggiore della lebbra… la solitudine.

Una delle tappe più importanti del tuo viaggio è stato il Centro di Udayan, che dal 1996 porta il nome di Benedetta D’Intino e ospita figli di genitori lebbrosi.  Che cosa ha significato per te?

Udayan è un posto magnifico immerso nel verde.Quando siamo entrati nel centro abbiamo visto la targhetta fuori con scritto “Centro Benedetta D’Intino” e l’unico pensiero che mi è venuto in mente è stato quello di un sorriso. Era come se avessi visto mia sorella Benedetta che sorrideva in tutti quei piccoli bambini indiani che studiavano e giocavano. Per me è stato un vero e proprio regalo vedere quei sorrisi.

“Tutto ciò che non è dato è perso”. Per Dominique Lapierre è un motto di vita. E’ così che si scopre veramente la gioia?

Se tieni per te tutto quello che possiedi non puoi essere felice.Ho imparato che dobbiamo essere meno ripiegati su noi stessi, smetterla di camminare per la strada con lo sguardo puntato a terra o su cellulari, alzare la testa e vivere il mondo che ci circonda. La felicità sta nella condivisione e non parlo solo di cose materiali.La condivisione di un lavoro, di un progetto, di un sorriso, di un’idea e perché no di una speranza. La nostra salvezza, e intendo quella dell’uomo, sta proprio lì nella relazione con l’altro, nel condividere con il prossimo ciò che ci è dato. Se ci fate caso e incrociate qualcuno per strada che non conoscete e gli fate un bel sorriso, quello vi risponderà con un altro sorriso e magari senza volerlo gli avete cambiato la giornata…bhe quella non è condivisione?