Riparte a Febbraio 2012 il Parliamone Insieme al CBDI. Primo incontro il 4 febbraio: Aaam…buona la pappa!
Calendario degli incontri nella sezione INCONTRI E CONVEGNI.
Info 0239263940 o infocbdi@benedettadintino.it.
Riparte a Febbraio 2012 il Parliamone Insieme al CBDI. Primo incontro il 4 febbraio: Aaam…buona la pappa!
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Sabato 21 maggio si è conclusa la quattordicesima edizione del Concorso di Disegno indetto dalla Fondazione Benedetta D’Intino: il primo premio è stato per gli alunni della Classe IIB della scuola primaria ‘Racchetti’ di Sondrio. GRAZIE A TUTTI PER LA PARTECIPAZIONE, ALLA PROSSIMA EDIZIONE!
Informazioni allo 0276024421 oppure infofbdi@benedettadintino.it |
13 e 14 maggio 2011, Centro Congressi Fondazione CARIPLO, Milano.
Scarica qui programma e scheda di iscrizione. Maggiori dettagli nella sezione INCONTRI E CONVEGNI (in Attività Scientifica).
Sabato 5 marzo 2011 presso la Sala Convegni del Centro Benedetta D’Intino, in collaborazione con la Casa Editrice Astrolabio, si è tenuta una tavola rotonda sul tema ‘L’adozione tra mondo interno e realtà esterna’ . La dssa Emanuela Quagliata, psicoanalista SPI, ha inoltre presentato il libro ‘Genitori adottivi’.
Info 0239263940 o infocbdi@benedettadintino.it
Nell’ambito del ciclo di conferenze: “Bambini sul confine: abitare la propria identità in situazioni traumatiche”, un momento di discussione sulle ultime interpretazioni del mito di Edipo nella ricerca della verità su se stessi e di confronto sul tema dell’adozione come percorso di riconoscimento delle origini.
La Dott. Gilda De Simone presenterà “Doppia appartenenza, Edipo e costruzione dell’identità
Andando a toccare il tema dell’Edipo, “figlio adottivo”, attraverso la presentazione di ambedue le famiglie di Tebe e di Corinto, verrà dato particolare rilievo al tema della ricerca della verità su se stessi.
Sulla scia di quanto già esposto nel suo libro “Le famiglie di Edipo” Viene discusso un allargamento della concettualizzazione dell’Edipo, al di là del dramma pulsionale del bambino: il compito d’integrare l’amore e l’odio nel contesto familiare.
La Dott. C. Artoni Schlesinger presenterà “L’integrazione delle lingue come elemento di formazione dell’identità”.
“Le voci dell’altro sono costitutive della persona che si formerà nel mescolarsi delle esperienze di vita. In questo lavoro parlerà del neutrino/bambino adottivo che parte da un paese lontano per migrare attraverso i cieli dove l’accompagnano la voce degli astri fino a planare in un nuovo paese dove trova nuovi suoni, colori, odori e voci di madri che parlano lingue diverse.”
Questo seminario è raccomandato agli specializzandi in psicoterapia psicoanalitica e agli operatori delle Associazioni che si occupano di adozione, che sono invitati a partecipare gratuitamente, se si iscrivono entro il 17 settembre (fino ad esaurimento posti riservati).
Info e prenotazioni: tel. 0239263940 oppure psico@benedettadintino.it e su www.benedettadintino.it.
IL ciclo di seminari organizzati dal Centro Benedetta d’Intino Onlus ha avuto quest’anno come filo conduttore il tema del “ confine” e della difficoltà che i bambini incontrano nello sviluppare ed acquisire una propria identità vivendo in situazioni cosiddette “ limite”.
Cosa si intende per “ vivere sul confine”?
L’espressione di confine definisce il termine, il limite estremo, la frontiera tra un territorio e l’altro.
Il confine demarca e definisce una zona di passaggio, unisce e separa contemporaneamente
Vivere sul confine può riferirsi ad un’ esperienza interna come nel caso delle adozioni ( argomento del III seminario previsto per il 25 settembre), in cui il passaggio dalla famiglia originaria a quella adottiva prevede di soggiornare a lungo in una zona limite dove svolgere pian piano quel lungo lavoro di costruzione e/o ri-costruzione della propria storia e dei legami che la accompagnano.
Ma il confine può essere inteso anche in modo molto concreto come la zona di frontiera tra due territori geograficamente contrapposti.
Ed è proprio in questo ambito che il 21/5 si è svolto l’incontro con il dottor Zvi Fajerman, psicologo clinico, psicoanalista e Direttore del Centro di Servizi Psicologici del Consiglio Regionale Sha’ar HaNegev, in Israele.
Il dottor Fajerman vive e lavora in una zona del mondo che non conosce pace, forse periodi più o meno lunghi di tregua ma non sufficienti a garantire un clima di stabilità e sicurezza.
Il suo istituto infatti sorge nei pressi della striscia di Gaza, territorio che da molti anni è oggetto e al contempo scenario di ripetuti episodi di violenza politica e sociale.
Cosa significa nascere, crescere , vivere e convivere in un territorio dove il confine tra la vita e la morte è così sottile e facilmente valicabile?
Cosa significa per i bambini diventare grandi, imparare a conoscere la realtà e il mondo che li circonda quando il rumore dei missili e degli allarmi scandiscono il ritmo della vita quotidiana?
Che tipo di adolescenti e adulti diventeranno se il tempo dell’infanza e dell’illusione, del gioco e della fantasia deve lasciare rapidamente il passo alla consapevolezza di una realtà imprevedibile e inaffidabile?
Il dottor Fajerman è da molti anni impegnato nello studio e nel lavoro clinico con i bambini e le famiglie vittime degli effetti devastanti e ripetuti della guerra. La guerra infatti rappresenta il più terribile dei traumi e come tale sconvolge a volte in modo irreversibile la capacità di pensare, di ricordare e di dare un significato all’esperienza.
Nella sua esposizione ha sottolineato come sia fondamentale in queste come in tutte le situazioni altamente traumatiche alimentare la capacità di continuare a pensare e di cercare di dare un senso e un significato a ciò che è accaduto, per quanto impensabile possa apparire.
Hanna Arendt in un suo scritto ci dice che: “Il rimedio all’imprevedibiltà della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse”.
Ed è su questa necessità che il suo Istituto si adopera incessantemente per fornire e garantire a più livelli ( psicoterapeutico, arteterapeutico, riabilitativo) uno spazio dove fermarsi a pensare e a prendersi cura della sofferenza psichica e del dolore mentale sia dei grandi che dei piccoli affinché le lacerazioni e le ferite provocate dalle esperienze traumatiche possano trovare sollievo.
I bambini descritti da dottor Fajerman sono quelli della terra di Israele, ma possono essere rappresentativi di tutti i bambini e di tutte le mamme, e sono tanti a tutt’oggi nel mondo, costretti a vivere sotto la pressione di eventi devastanti e traumatici che ostacolano e attaccano il diritto alla vita e alla sopravvivenza.
Prendersi cura di essi significa coltivare la fiducia e la speranza nelle capacità riparative dell’essere umano e sono alla base del buon funzionamento di ogni società futura.
Fiamma Buranelli
Medico Psicoterapeuta Psicoanalitico dell’infanzia e dell’adolescenza.